Non mi stupisce che a invitarmi a teatro sia una persona più grande di me. C'è nei giovani che frequento una totale sitematicità anche nel divertirsi. Questo ha creato l'elite globale, una totale assuefazio di massa che non permette di approciare a nuovi mondi che non siano la discoteca, il locale cool del quadrilatero le canne o ventidue uomini in calzoncini dotati di estrema intelligenza. Estrema intelligenza perchè nel mentre l'uomo medio trascorre il suo tempo a sfogliare le pagine sportive eccitato dal calcio mercato loro invece, il tempo lo trascorrono inculandosi le veline. Lo spettacolo che andrò a vedere si chiama Dèjà vu. Si tiene il 5-6-7 giugno presso il teatro Tangram di Torino, dalle ore 21 (www.tangramteatro.it). Recita la locandina: "Vedere, sentire, ascoltare, toccare sono la strada con cui entro in contatto con il mondo, con cui costruisco relazioni con le cose, le persone, gli animali. Per questo dèjà vu sono tutti quei momenti in cui sospendo la logica del pensiero e riesco a instaurare un contatto, uno scambio, quasi magico, quasi sognante, con qualcosa o qualcuno, solo attraverso i miei sensi, senza logica, senza ragionamento. Proprio in quell'istante mi pare di percepire l'origine, un ricordo sepolto che torna vivo, proprio in quell'istante mi sembra di riconoscere qualcosa di me e della realtà che vivo. Nell'incontro con i corpi, gli oggetti, i rumori, le parole di uno sconosciuto, possiamo a volte ritrovare parti di noi, della nostra origine, riscoprendo chi siamo, chi siamo stati, chi vorremmo essere. In questo eterno ciclo di vite che si incontrano, possiamo arrivare a percepire qualcosa che ci appartiene, lasciando un'orma, un gesto che parli di noi, un...dèjà vu".